Negli ultimi quindici anni la gestione terapeutica dell'infezione da HIV ha conosciuto una trasformazione radicale, caratterizzata dall'introduzione di farmaci sempre più potenti, sicuri e con un miglior profilo di tollerabilità. Tradizionalmente, lo standard terapeutico è rappresentato dalla triplice combinazione antiretrovirale (cART), solitamente costituita da due analoghi nucleosidici (NRTI) associati a un terzo farmaco appartenente a una classe diversa. Questa strategia ha garantito un elevato livello di soppressione virologica e una significativa riduzione della morbidità e mortalità correlate all'HIV. Tuttavia, l'evoluzione della farmacologia antiretrovirale e la crescente attenzione alla qualità di vita del paziente hanno guidato un interesse crescente verso i regimi semplificati, tra cui la dual therapy (DT).
La dual therapy nasce con l'obiettivo di ridurre l'esposizione cumulativa ai farmaci, limitare tossicità a lungo termine e diminuire il rischio di interazioni farmacologiche, mantenendo al contempo un solido controllo virologico. Le tossicità renali e ossee correlate a tenofovir disoproxil fumarato, le alterazioni metaboliche associate ai vecchi inibitori delle proteasi e la necessità di strategie più personalizzate hanno incentivato la ricerca di alternative terapeutiche equivalenti per efficacia ma più sostenibili nel lungo periodo.
Il principio cardine che sostiene la Dual Therapy è la possibilità di combinare due molecole ad alta barriera genetica e grande potenza antivirale, in grado di limitare la replicazione virale anche in presenza di minime variazioni di aderenza o di pressioni selettive. Tra i farmaci che rispondono a queste caratteristiche emergono soprattutto gli inibitori dell'integrasi (INSTI) di seconda generazione, come dolutegravir (DTG), e gli inibitori non nucleosidici della transcriptasi inversa (NNRTI) di ultima generazione, tra cui rilpivirina (RPV). La combinazione DTG/RPV è infatti uno dei regimi più consolidati, grazie al suo profilo di tollerabilità, alla bassa incidenza di effetti collaterali e alla robusta efficacia dimostrata negli studi clinici.
Un altro filone di ricerca riguarda la combinazione dolutegravir/lamivudina (DTG/3TC), che sfrutta la potenza di un INSTI ad alta barriera genetica associato a un NRTI ben tollerato e già ampiamente utilizzato nella pratica clinica. Gli studi GEMINI hanno evidenziato che nei pazienti naïve questa combinazione è non inferiore alla triplice terapia convenzionale anche nel follow-up a lungo termine, aprendo alla possibilità di iniziare il trattamento con una DT senza compromettere l'outcome virologico.
Questo corso FAD – sviluppato in collaborazione con autorevoli specialisti-Opinion Leader - analizza il razionale farmacologico alla base dell'impiego della Dual Therapy, le principali evidenze cliniche, il ruolo emergente delle formulazioni long-acting e le prospettive future in termini di innovazione terapeutica e gestione personalizzata dei pazienti.