La pratica clinica psicoterapeutica richiede non solo solide competenze tecniche, ma anche una profonda padronanza delle intersezioni tra clinica, deontologia e normativa penale. Frequenti sono i casi in cui il professionista, operante in regime di libera professione, si trova a gestire informazioni relative a reati procedibili d'ufficio, come maltrattamenti in famiglia o violenze su minori. In tali scenari, lo psicologo deve saper bilanciare il segreto professionale, regola fondante della professione sancita dall'Art. 11 del Codice Deontologico, con l'obbligo di referto disciplinato dall'Art. 365 c.p.
Risulta fondamentale un'accurata diagnosi differenziale della situazione: il terapeuta deve distinguere se il paziente figura come persona offesa (con obbligo di segnalazione all'Autorità Giudiziaria entro 48 ore) o come autore del reato (con esonero dal referto per non esporre l'assistito a procedimento penale).
A questa complessità si aggiunge la gestione clinica nel setting online, che impone la capacità di riconoscere tempestivamente specifiche "red flags" non trattabili a distanza, come l'ideazione suicidaria con pianificazione, la psicosi attiva o le dipendenze gravi. Il professionista deve padroneggiare i protocolli di gestione delle emergenze e il corretto invio ai servizi territoriali (es. SerD, CSM, 112) per garantire la sicurezza del paziente.
Il presente approfondimento ECM affronta la necessità di fornire le coordinate operative e giuridiche per tutelare in via preminente la salute psicofisica dell'assistito, evitando al contempo di incorrere per ignoranza normativa in sanzioni penali o deontologiche da parte dello psicoterapeuta curante.